L’isola

Testo: Samuele Spilla

Seconda solo al destino che ti ha voluta schiava fin dal mattino

agita i tuoi seni abbondanti per degli occhi incapaci e distanti

Stella di fuoco cadente in perenne stato di quiete apparente

coi tuoi prati di un giallo bruciato il calore del sole incarnato

 

A destra siede il figlio di un uomo che sbrana la tua voglia di nuovo

c’erano angeli legati all’altare solerti al pari delle zanzare

E poi diritto non ne hai mai avuto sempre al soldo di un cannibale muto

la legge è sempre la stessa la mia terra di calli lacrime e poesia

 

Fino al mattino a passi lenti 

il mio destino a fari spenti

l’isola dal profilo incerto

sarà pianura sarà deserto